Il labile confine tra amore e dipendenza affettiva

“Non posso vivere senza di te” è una frase che, comunemente, viene interpretata come una dichiarazione d’amore. Eppure sentiamo dire dagli esperti che c’è un’enorme differenza fra una sana relazione amorosa ed una impostata sulla dipendenza affettiva. Chiariamoci le idee. La dipendenza affettiva è davvero dannosa? 

Risponde alle nostre domande la dott.ssa Daniela Ghedini, del Centro Informazione Donna del Comune di Sesto San Giovanni – un servizio che segue da vicino la realtà dei disagi familiari, presente da oltre vent’anni sul territorio.

La dipendenza affettiva è una condizione relazionale negativa; è caratterizzata da un’assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva; tende a creare malessere psicologico e fisico invece che benessere e reciprocità. La dipendenza da qualcuno è utile e positiva se è transitoria e limitata al superamento di una difficoltà di crisi esistenziale oppure legata alla fase dell’innamoramento, ma diventa un problema se diventa un atteggiamento statico, continuativo e ripetitivo. Quando siamo dipendenti da qualcuno, siamo in difficoltà e non mettiamo i confini fra noi stessi e gli altri. La dipendenza affettiva si fonda sul rifiuto: si cercano inconsciamente relazioni nelle quali ci si sentirà infine rifiutati, oppure si mettono in atto comportamenti che porteranno a confrontarsi con l’abbandono.

Quali sono i segnali spia che possono permetterci di distinguere fra un amore sano e un amore impostato sulla dipendenza?

I segnali spia che caratterizzano questo modo di amare sono diversi: la bassa autostima, lo scarso amore per se stessi; la paura di essere abbandonati, la paura della distanza e quella di mostrarsi per quello che si è davvero; la gelosia, l’ossessività e il vivere un senso di inferiorità nei confronti del partner.

Tenersi ben stretto il compagno: una regola non scritta, che però ritorna con ossessiva frequenza nei discorsi fra amiche, che quasi sempre consigliano alle donne con una relazione incrinata di “fingere di” non vedere i segnali della crisi e, magari, trovare mezzi per legare, materialmente, ancora più a sé l’uomo che hanno vicino. Questo genere di consigli aiuta davvero la donna ad ottenere una relazione soddisfacente? 

E’ importante non farsi mai condizionare dagli altri, ma essere consapevoli che stare bene con noi stessi e volerci bene significa non “fingere di”, ma prefiggerci l’obiettivo di vivere una relazione sana ed equilibrata senza “accontentarci”.

Cosa può favorire il maturare di una dipendenza affettiva?

Secondo la teoria dell’attaccamento, il modo in cui noi amiamo e percepiamo gli altri è influenzato in modo determinante dalla relazione che abbiamo avuto nei primi anni di vita con le nostre figure di accudimento.
Se queste relazioni sono state sufficientemente buone, noi avremo sviluppato un’immagine positiva di noi stessi, degli altri e delle relazioni e di conseguenza saremo in grado di costruire dei rapporti sentimentali e amicali appaganti e duraturi.

La dott.ssa Norwood nel suo libro “Donne che amano troppo” scrive:

“Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore, ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore nella speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E, poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.”

Una consapevolezza che potrebbe aiutare molte giovani a preservarsi dalle spirali della violenza, chiedendo aiuto già in presenza di segnali spia della dipendenza affettiva. Quello della dipendenza è infatti un terreno su cui facilmente possono attecchire le pericolose dinamiche di un “amore violento”.