“Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni”

La nota coppia artistica formata da Daria Deflorian e Antonio Tagliarini porta a Milano lo spettacolo vincitore del Premio Ubu 2014 Migliore novità italiana o ricerca drammaturgica e conquista il pubblico coinvolgendolo in una calda e profonda riflessione sui riverberi che una crisi economica assoluta, come quella greca, può creare sulla percezione di utilità sociale che i singoli hanno di se stessi.

®Claudia_Pajewski
Foto concessa dall’Ufficio Stampa del Teatro Filodrammatici – ®Claudia Pajewski

La tecnica narrativa è singolare: straniante rispetto al consueto, eppure a suo modo particolarmente efficace per lo scopo dello spettacolo che si manifesta al pubblico, sin dalla battuta di apertura, nella sua dirompente novità.

Lo spettacolo infatti non si presenta come una “classica” rappresentazione teatralizzata della realtà; si propone, piuttosto, come uno strumento descrittivo dello sforzo d’indagine e ricerca che sta dietro ad ogni studio artistico.

Il pretesto è fornito da un’immagine del romanzo di Petros Markaris “L’esattore“, edito da Bompiani, cui la sceneggiatura s’ispira.

Gli attori in scena sono quattro e sul palco interpretano se stessi. Fingono di essere impreparati. Fingono di non avere nulla da dire e invece trattengono l’attenzione dello spettatore per un’ora e un quarto offrendogli parole e gesti, come per aiutarlo a comporre un puzzle mentale sul tema del disagio interiore che avrebbe portato le quattro vecchiette greche a togliersi la vita per non essere più di peso ad uno Stato sull’orlo del collasso.

Quello che viene via via a comporsi tra frammenti di riflessione, piccole storie evocative, sorrisi e malinconie indotti con scambi di battute sapientemente architettati, è un sentimento di riflessione condivisa. Una volontà comune di soffermarsi a pensare, per rompere l’indifferenza e così fermare il tempo “prima” che la strada sia davvero senza ritorno.

Gli attori cercano un’azione, un gesto simbolico. E alla fine lo trovano: silenziosi, rivestiti di nero in modo da essere mimetizzati con lo sfondo. Sono sagome che appaiono come se fossero senza identità, e invece ancora parlano, nei pensieri del pubblico. Fanno riecheggiare le loro parole di tenero attaccamento alla vita in un modo che fa rinvigorire quella certezza, atavica, per la quale ogni essere umano non deve, non può essere sottomesso alle regole del mercato.

Ottima la prova del cast – dai drammaturghi Deflorian e Tagliarini agli interpreti Monica Piseddu e Valentino Villa – che vince la sfida di riuscire a strappare ben più di un sorriso, senza nulla togliere all’estrema delicatezza della tematica.

Consigliato per un pubblico che del teatro ama soprattutto la vocazione sociale.

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