Una sfida che riguarda scuola, famiglie e professionisti: educare alle competenze collaborative

Competenze collaborative e gestione dei conflitti nei contesti educativi e professionali

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di competenze non cognitive: ascolto, gestione delle emozioni, pensiero critico, capacità di collaborare, tolleranza della frustrazione, gestione della complessità.

La scuola italiana, di recente, ha iniziato a riconoscerne formalmente l’importanza, ma la realtà è che queste competenze incidono da sempre nella qualità delle relazioni, delle decisioni e del modo in cui affrontiamo i conflitti.

Viviamo in un tempo caratterizzato da grande libertà di scelta ma anche da forte incertezza. Le generazioni precedenti crescevano dentro percorsi più lineari; oggi, invece, adulti e ragazzi si trovano spesso a dover gestire cambiamenti continui, relazioni più fragili e contesti complessi.

In questo scenario, le competenze non cognitive non possono essere considerate abilità “accessorie”. Sono strumenti essenziali per orientarsi nella vita quotidiana, nel lavoro, nella scuola e nelle relazioni familiari.

Durante un webinar che ho recentemente tenuto per della Comunità di Pratica dedicata alla Scuola di AIF (Associazione Italiana Formatori), dedicato proprio a questi temi, mi sono trovata a riflettere su un aspetto che incontro ogni giorno anche nella mia attività professionale di avvocato e mediatrice: le competenze del buon mediatore coincidono quasi integralmente con quelle che oggi servono a ogni adulto.

Ascolto autentico, autoregolazione, capacità di comunicare in modo efficace, gestione delle emozioni, attitudine collaborativa, capacità di stare nel conflitto senza esserne travolti.

Il conflitto, infatti, è inevitabile nelle relazioni umane. La differenza sta nel modo in cui scegliamo di attraversarlo: in modo impulsivo e distruttivo, oppure con consapevolezza e responsabilità.

Anche sul piano educativo questo tema è centrale. Sempre più spesso adulti, genitori e insegnanti faticano a mantenere un ruolo autorevole, per paura delle conseguenze del conflitto e del rifiuto. Eppure educare non significa eliminare ogni frustrazione, ma aiutare bambini e ragazzi a sviluppare strumenti per affrontarla.

Per questo credo che oggi educare alle competenze collaborative significhi molto più che insegnare “buone maniere relazionali”. Significa aiutare le persone a costruire equilibrio, capacità critica e strumenti per affrontare la complessità senza esserne travolte.

Sono convinta che la gestione dei conflitti non può più essere considerata soltanto una questione giuridica, di prevenzione delle liti in Tribunale. È, prima di tutto, una competenza relazionale ed educativa che riguarda tutti noi.

Vincere insieme: la lezione del win-win e la costruzione della pace sociale

La cultura della mediazione ci insegna che il vero successo non è vincere contro qualcuno, ma vincere insieme a qualcuno.

È la logica del win-win, l’approccio che cerca soluzioni capaci di rispondere ai bisogni reciproci e non solo alle posizioni di partenza.

Essere “problem solver” in questo senso non significa risolvere un problema al posto degli altri, ma guidare le persone a riscoprire la propria responsabilità nel conflitto.

La trasformazione non nasce dall’imposizione, ma dalla consapevolezza.

Questo principio — allora legato al solo mondo delle tecniche A.D.R. — oggi merita di allargare il suo raggio di azione e diventare una vera e propria competenza civica.

È la stessa che, nel linguaggio dell’intelligenza valoriale, ci insegna a orientare le scelte quotidiane secondo le nostre bussole interiori: conoscere i nostri bisogni più profondi e sapere orientarci bene su quelli è il passo indispensabile per arrivare a coltivare relazioni davvero vincenti.

✍️ Nel 2009 scrivevo che uscire tutti vincitori non è un’utopia. Oggi so che è una competenza da allenare: quella di scegliere la collaborazione al posto del conflitto sterile.

Il pensiero laterale illusionistico

Chi lavora per risolvere i problemi dei propri clienti sa quanto sia importante il processo generativo di soluzioni alternative, alla ricerca del miglior risultato concreto possibile.

Il processo creativo si attiva con un percorso mentale che, deviando rispetto al canonico “da A consegue B”, conduce su territori inesplorati; si chiama pensiero laterale. Ed è tanto prezioso e utile, quanto innaturale per la mente di noi adulti educati al pensiero razionale.

Vi piacerebbe allenarvi al pensiero divergente? Un modo simpatico per farlo è offerto dal mondo della magia e dell’illusionismo.

Lo spiega bene Walter Rolfo, maestro di pensiero laterale illusionistico, nello spettacolo che abbiamo visto di recente al Teatro Celebrazioni di Bologna e di cui potete sapere di più leggendo l’articolo di CULTURAeGIUSTIZIA👇


⌛Iscrizioni entro il 10 ottobre⌛

🟢Iscriviti rapidamente a questo link: https://forms.gle/tPo961dg5SxMeCvG6.

Chiudono venerdì 10 ottobre 2025 le iscrizioni al corso breve di formazione online sulla gestione delle relazioni e dei conflitti, patrocinato dallo Studio Legale Di Costanzo e da Associazione ACA – Educazione in rete.

Mediare per formare, formarsi per mediare

Quattro incontri online da due ore ciascuno, per fornire ad insegnanti, educatori, genitori e studenti universitari quelle nozioni che sono indispensabili e fondamentali per creare un clima relazionale positivo e sicuro (a scuola, a casa, in società) e per sapersi orientare nelle situazioni conflittuali, rivestendo il proprio ruolo con la giusta autorevolezza.

Un corso ideato e condotto dall’Avv. Rossella Di Costanzo e dalla PHD in Scienze Pedagogiche Haidi Segrada, in partenza ad ottobre 2025. Per maggiori info, contattare la segreteria tramite il form presente a questo link.