BatFamily e BatmanDay

Per celebrare l’eroe di Gotham, fra le decine di versioni della sua storia, CULTURAeGIUSTIZIA sceglie quella iper contemporanea del film diretto da Chris McKay.

LEGO Batman (2017) dà un’audace lettura introspettiva della figura del cavaliere oscuro, capace di operare nel bene senza macchia, ma non senza paura.

La mini-figure dell’eroe pipistrello offre una visione quantomai umana del personaggio, col pregevole intento di trasmettere un messaggio realmente utile alla generazione di giovani spettatori del film.

Lo screenplay racconta di un Batman orfano, ma ormai adulto, che – estraneo a qualunque logica di condivisione – mostra di amare il “nero” della sua vita in solitudine essendo caparbiamente convinto che l’autonomia sia la chiave della sua forza. L’azione scenica offre poi al protagonista molteplici occasioni per fare, suo malgrado, esperienza di rapporti umani di amore e solidarietà, che lo porteranno gradualmente a comprendere che il vero coraggio non sta nello sfidare temerariamente i nemici, ma nell’aprire il cuore agli altri… Rischiando di creare legami e, quindi, soffrire per eventuali perdite, ma godendo di una quotidianità luminosa e felice, oltre che di un’efficacia esponenzialmente moltiplicata nel portare a termine le proprie missioni.

La solida energia che danno le relazioni profonde e solidali è il nuovo concetto-chiave di “famiglia”. Non importa l’albero genealogico: quel che conta sono l’autenticità del sentimento, le intenzioni e l’impegno. Complimenti agli autori di LEGO Batman, per l’acuta riflessione sociologica…

Film da vedere, per ragazzi e non solo: le sagaci battute e le ricche citazioni intratterranno con gusto i cinefili adulti.

Cyberbullismo e mobbing: le analogie.

Questa sera inizierà, su Rai 2, una trasmissione condotta da Pablo Trincia e dedicata ad un tema caldo che tocca genitori e insegnanti di tutta Italia: il bullismo nelle scuole. La campagna targata #maipiubullismo non è che una delle molte iniziative di sensibilizzazione sull’argomento, che, negli ultimi tempi, è spesso sotto i riflettori della cronaca.

Proprio come accadde per il mobbing, succede oggi che i mass media hanno dato un nome nuovo e moderno ad una dinamica antropologica antica, aprendo così la strada agli studiosi e chiedendo nuove vie di tutela al mondo del diritto.
Quindici anni fa iniziavamo a sentire parlare di mobbing e arrivavano le prime sentenze nei tribunali del lavoro. Oggi parliamo di cyberbullismo e ci chiediamo cosa sia.

Il potere della parola è tale per cui un vocabolo di nuovo conio ci incute una sorta di timore riverenziale, tanto da riuscire a gettare una luce diversa su azioni già note: negli anni Ottanta, molto sbrigativamente le avremmo chiamate “bravate da ragazzi”; oggi, forti della nuova etichetta, siamo pronti a riconoscerle e giustamente condannarle come “azioni di bullismo”.

Le analogie fra il mobbing e il bullismo, però, sono molto più profonde di quanto già emerge da questa prima, sommaria analisi.

Lo scopo emarginativo – Come il mobbing affondava le radici della propria teorizzazione sull’osservazione degli etologi nelle dinamiche sociali fra animali, anche il bullismo (che in nulla diverge, se non negli strumenti di attuazione, dal cyberbullismo dell’era digitale) riproduce uno schema volto all’emarginazione dal gruppo di un soggetto-bersaglio.

I soggetti agenti – Gli aggressori spesso sono parigrado della vittima, con cui convivono forzatamente nel quotidiano, in un ambiente pubblico: compagni di classe, i bulli; colleghi di lavoro, i mobber.

Le vittime – Si tende a pensare che i soggetti che subiscono mobbing o bullismo siano persone percepite come “diverse” dal gruppo degli aggressori. E’ vero, ma solo in parte. Spesso infatti la “diversità” di cui le vittime sono portatrici, non è una minorazione, bensì un’eccellenza: le aule dei Tribunali hanno visto molti decine di mobbizzati fra i lavoratori più brillanti e qualificati, e nessuno o quasi fra i fannulloni. Allo stesso modo, i ragazzi vittima di bullismo sono spesso particolarmente dotati e capaci nell’apprendimento scolastico, oppure fortunati per la loro provenienza agiata o per una certa gradevolezza estetica.

La dinamica psicologica – La “debolezza” delle vittime su cui gli aggressori vanno ad insistere con le loro azioni vessatorie (azioni che sono compiute in rete nel caso del bullismo cibernetico) è, di solito, un aspetto oggettivamente marginale nella personalità del soggetto bersaglio; però, la perversa dinamica psicologica attivata dalle azioni degli aggressori fa sì che proprio su quella debolezza si focalizzi tutta l’attenzione della vittima, minata nella sua autostima dalle azioni del gruppo e, per questo, resa fragile.

Il danno  – I disturbi alla sfera psichica del soggetto che subisce mobbing o bullismo esitano spesso in patologie croniche, con l’aggravante, per il caso delle vittime nell’età dello sviluppo, di una struttura personologica ancora estremamente immatura, che ancora troppo spesso conduce le vittime, nei momenti di maggiore sconforto a gesti di negazione assoluta della vita.

La buona notizia è che, però, nel caso del bullismo gli aggressori sono spesso, a loro volta, realmente poco consapevoli del male di cui si fanno portatori e che non solo la punizione, ma anche la prevenzione può fare molto, per contrastare il dilagante fenomeno.

Il magico Pifferaio burattino dell’Atelier Colla

Per trascorrere un pomeriggio felice e spensierato nella stagione fredda, c’è un posto, a Milano, che non tutti conoscono, malgrado sia il prodotto di una tradizione secolare. L’Atelier Carlo Colla e Figli forgia marionette animando pezzi di legno dai primi del 1800 e, ogni anno, incanta centinaia di adulti e bambini di tutto il mondo con le sue produzioni teatrali, che partono dal piccolo teatro in zona Abbiategrasso – Chiesa Rossa e arrivano fino a New York… Continua a leggere Il magico Pifferaio burattino dell’Atelier Colla