COMPETENZE COLLABORATIVE

Percorso di approfondimento online per la gestione consapevole dei conflitti

Il conflitto è una componente naturale delle relazioni umane.

Saperlo leggere e gestire con consapevolezza significa sviluppare una competenza relazionale sempre più preziosa nella vita personale e professionale.

“Competenze Collaborative” è un percorso pensato per chi desidera approfondire strumenti e modalità di dialogo utili per orientarsi nelle situazioni di tensione e complessità relazionale.

Si tratta di un’esperienza formativa partecipata e destinata ad un piccolo gruppo. I partecipanti avranno l’opportunità di allenarsi alle competenze relazionali alternando i momenti di apprendimento teorico con quelli di confronto interattivo ed esercitazioni guidate.

Durante il percorso lavoreremo su

• autoregolazione e ascolto relazionale

• negoziazione orientata ai principi

• linguaggio e domande che facilitano il dialogo

• creatività nella ricerca delle soluzioni

• simulazioni pratiche di gestione dei conflitti.

A chi è rivolto

Il corso è strutturato come percorso di approfondimento ed è rivolto a persone che abbiano già incontrato, anche in modo informale, temi come comunicazione, intelligenza emotiva o gestione dei conflitti e desiderino sviluppare maggiore consapevolezza e competenza nelle relazioni.

Non è richiesto uno specifico titolo di studio.

Metodo

Il percorso utilizza una metodologia di formazione esperienziale, con esercitazioni pratiche, simulazioni guidate e momenti di confronto tra partecipanti.

Durante alcune attività verrà utilizzato anche lo strumento di mediazione ludica Medianos (R), che consente di esplorare le dinamiche del conflitto in modo coinvolgente e riflessivo.

Il lavoro in piccoli gruppi favorisce il dialogo, lo scambio di prospettive e la costruzione di uno spazio formativo autentico.

Organizzatori

Il corso è promosso dallo Studio Legale Di Costanzo in collaborazione con Associazione ACA “Ascolto-Comunicazione-Azione” della Prof. Haidi Segrada, Docente in Scienze Pedagogiche e Preside di Facoltà all’Università Campus HETG di Ginevra.

Informazioni e iscrizioni

formazione@avvocatodicostanzo.com

FORM DI ISCRIZIONE

Vincere insieme: la lezione del win-win e la costruzione della pace sociale

La cultura della mediazione ci insegna che il vero successo non è vincere contro qualcuno, ma vincere insieme a qualcuno.

È la logica del win-win, l’approccio che cerca soluzioni capaci di rispondere ai bisogni reciproci e non solo alle posizioni di partenza.

Essere “problem solver” in questo senso non significa risolvere un problema al posto degli altri, ma guidare le persone a riscoprire la propria responsabilità nel conflitto.

La trasformazione non nasce dall’imposizione, ma dalla consapevolezza.

Questo principio — allora legato al solo mondo delle tecniche A.D.R. — oggi merita di allargare il suo raggio di azione e diventare una vera e propria competenza civica.

È la stessa che, nel linguaggio dell’intelligenza valoriale, ci insegna a orientare le scelte quotidiane secondo le nostre bussole interiori: conoscere i nostri bisogni più profondi e sapere orientarci bene su quelli è il passo indispensabile per arrivare a coltivare relazioni davvero vincenti.

✍️ Nel 2009 scrivevo che uscire tutti vincitori non è un’utopia. Oggi so che è una competenza da allenare: quella di scegliere la collaborazione al posto del conflitto sterile.

Il pensiero laterale illusionistico

Chi lavora per risolvere i problemi dei propri clienti sa quanto sia importante il processo generativo di soluzioni alternative, alla ricerca del miglior risultato concreto possibile.

Il processo creativo si attiva con un percorso mentale che, deviando rispetto al canonico “da A consegue B”, conduce su territori inesplorati; si chiama pensiero laterale. Ed è tanto prezioso e utile, quanto innaturale per la mente di noi adulti educati al pensiero razionale.

Vi piacerebbe allenarvi al pensiero divergente? Un modo simpatico per farlo è offerto dal mondo della magia e dell’illusionismo.

Lo spiega bene Walter Rolfo, maestro di pensiero laterale illusionistico, nello spettacolo che abbiamo visto di recente al Teatro Celebrazioni di Bologna e di cui potete sapere di più leggendo l’articolo di CULTURAeGIUSTIZIA👇


A teatro, “Assange” mostra i limiti del diritto all’informazione.

Chi s’interessa di “Cultura e Giustizia” merita di approfondire la storia di Julian Assange, giornalista e fondatore dei WikiLeaks oggi detenuto nel carcere inglese di massima sicurezza di Belmarsh. Il caso “Assange” consente infatti di osservare le profonde connessioni fra il mondo dell’informazione e quello della giustizia sociale. E lo fa in modo esemplare, chiedendoci di prendere posizione.

L’idea di portare in teatro “Assange” è di Alessandro Di Battista che, da appassionato studioso della vicenda, ha condotto la sua riflessione sulle implicazioni giuridiche e politiche del caso, scrivendo un monologo che è ora in tournée per l’Italia, con la regia di Samuele Orin e la collaborazione di Luca Sommi e Niccolò Monti.

Lo spettacolo, che abbiamo visto al Teatro Duse di Bologna nella data del 10 gennaio 2024, si presenta come uno speech dai ritmi incalzanti ed offre al contempo due letture: una, documentata, dei fatti e l’altra, personale, frutto dell’interpretazione degli stessi fornita dall’autore.

Di Battista, con la giusta chiarezza espositiva, tende a distinguere sempre gli eventi accertati, dalle sue personali opinioni e, benché dia ampio spazio ed enfasi a queste ultime, riesce a porre ogni ascoltatore in condizione di farsi domande di grande valore umano, stimolando il desiderio di approfondire ciascun per sé la riflessione – non solo sulla vicenda, ma anche sui temi più ampi che essa richiama.

“Assange – Colpirne uno per educarne cento” è un testo che si propone di evidenziare anche i nessi causali fra i fatti e le tensioni di natura politica ed internazionale sottostanti. La serata a teatro diventa, così, una preziosa occasione per uscire da quella condizione di “sonno della coscienza” a cui troppo spesso sembriamo assuefarci.

Una volta spenti i riflettori, si esce dalla sala ma si continua a pensare: è giusto limitare la libertà di stampa con i “segreti di Stato”? E’ corretto porre importanti limiti al diritto all’informazione dei cittadini, su temi di rilevanza mondiale quali, ad esempio, i crimini di guerra? Come cittadino, sono consapevole del potere manipolativo intrinseco nella scelta delle parole che vengono usate da un comunicatore? Come giornalista, sono consapevole della responsabilità morale che mi assumo ogniqualvolta scelgo di aderire o meno ad una precisa impostazione semantica, nel fare cronaca?

Di Battista non parla “solo” delle sorti e della libertà di Julian Assange, ma della forza dirompente del suo messaggio:

Si vive solo una volta e quindi abbiamo il dovere di fare buon uso del tempo a nostra disposizione ed impiegarlo per compiere qualcosa di significativo e soddisfacente. Questo è qualcosa che io considero significativo e soddisfacente. E’ la mia natura: mi piace creare sistemi su larga scala, mi piace aiutare le persone vulnerabili e mi piace fare a pezzi i bastardi” (J.A.)

Quanto a noi, crediamo che valga la pena di impiegare il nostro tempo per chiederci se sia più grave portare ad emersione dossiers da cui si evincono crimini di guerra, o se sia più grave commetterli lasciando nell’ignoranza l’opinione pubblica.

Spettacolo consigliato per un pubblico adulto.

(Foto gentilmente concessa dall’Ufficio Stampa del Teatro Duse di Bologna)